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su youtube ci sono altri loro video... Esperanto
L'esperanto è una lingua ausiliaria internazionale sviluppata tra il 1872 e il 1887 dal medico oculista Ludwik Lejzer Zamenhof a Varsavia. Il nome esperanto proviene infatti dallo pseudonimo con cui era solito firmarsi: Doktoro Esperanto (Dottor Sperante). Zamenhof la chiamava Lingvo Internacia. Nascita [modifica] L'esperanto non è lingua ufficiale in nessun paese. La sua struttura la fa collocare nel gruppo delle lingue indoeuropee (lessico), ma la sua morfologia prevalentemente agglutinante la porta ai margini di questo gruppo, avvicinandola a lingue come l'ungherese o il giapponese. Coloro che lo parlano sono sparsi in 120 paesi nel mondo, principalmente in Europa e Cina.
Un estratto di una lettera di Zamenhof a Nikolai Africanovich Borovko, in cui parla delle cause che lo spinsero a creare una nuova lingua:
« Non ricordo quando, ma in ogni caso abbastanza presto, cominciai a rendermi conto che l'unica lingua [soddisfacente per il mondo intero] sarebbe dovuta essere neutra, non appartenente a nessuna delle nazioni ora esistenti... Per qualche tempo fui sedotto dalle lingue antiche e sognavo che un giorno avrei potuto viaggiare per il mondo e con discorsi ardenti avrei convinto gli uomini a riesumare una di queste lingue per uso comune. In seguito, non ricordo più come, giunsi alla precisa conclusione che questo era impossibile e cominciai a sognare nebulosamente di una NUOVA lingua artificiale. » (L.L. Zamenhof, nella sua lettera a Nikolai Afrikanovich Borovko.)
Secondo le ricerche del prof. Sidney S. Culbert dell'università di Washington, 1,6 milioni di persone parlano l'esperanto a "livello 3 di lingua straniera". Questo livello designa una competenza linguistica in cui si sia in grado di sostenere una conversazione in lingua, che vada al di là delle frasi di commiato. Il numero di Culbert viene citato nel Almanac World Book of Facts e da Ethnologue (arrotondato a 2 milioni). Ethnologue afferma inoltre che ci sono 200-2000 parlanti nativi bilingue (denaskaj Esperanto-parolantoj). Internet comunque sta facendo aumentare il numero di esperantisti, spesso autodidatti che a volte leggono per caso di questa lingua in rete, dove c'è materiale per l'autoapprendimento. In fatti, la regolarità, la semplicità e la forte produttività dell'esperanto rendono il discente (anche autodidatta) in grado di raggiungere un livello di competenza linguistica soddisfacente in un tempo molto minore rispetto a qualsiasi lingua etnica. Tuttavia, essendo modellato sulle lingue europee dà un lieve vantaggio a coloro che hanno studiato o parlano una lingua indoeuropea. Questo specie nell'apprendimento del lessico, sebbene il meccanismo di derivazione delle parole renda più semplice imparare il lessico esperantista piuttosto che quello di una lingua etnica. Vice versa, la grammatica, sebbene semplice per tutti, può aiutare i parlanti di alcune lingue non europee.
Fonetica, alfabeto e ortografia L'esperanto possiede 23 consonanti e 5 vocali, e ciascun fonema pronunciato corrisponde ad una lettera scritta. L'accento tonico nelle parole plurisillabiche è sempre sulla penultima sillaba. Le varietà di pronuncia di una lettera singola è molto rara, quando c'è si tratta comunque di pronunce non obbligatorie come n(/n/ di solito, ma quando seguita da Consonante velare assimilizzabile in /ŋ/), e in ogni caso non devono poter essere confuse con altri fonemi.
La scrittura dell'Esperanto è quindi perfettamente monogrammatica: un grafema, un fonema, e viceversa. Poiché lo spazio fonetico dell'Esperanto è composto da 28 elementi, Zamenhof utilizzò il cappellino (^) presente nelle tastiere delle macchine da scrivere del suo tempo, basate sull'alfabeto del francese, per alcune lettere: c, g, h, j, s. Tali lettere esprimono quindi suoni diversi se hanno il cappellino. La u con il segno di breve [ŭ] indica invece la u semiconsonantica (in IPA [w]). L'esperanto utilizza quindi ventidue lettere dell'alfabeto latino oltre alle altre sei lettere contrassegnate da un segno grafico (diacritico): ĉ, ĝ, ĥ, ĵ, ŝ, ŭ. Le lettere q, w, x e y non sono utilizzate, salvo nelle espressioni matematiche (ed in particolare la x viene usata nel sistema di scrittura "cx" descritto in seguito).
Le lettere non latine però, danno dei problemi nella stampa e nella scrittura (non sempre, e non in tutti i sistemi è facile impostare la tastiera per poterle scrivere evitando il copia-incolla). Il problema è più grave per i vecchi sistemi informatici che non adottano Unicode, e si "risolve" semplicemente sostituendo le lettere con cappellino con dei digrammi (due lettere che indicano un solo suono, sacrificando la biunivocità suono-lettera). Ogni digramma è formato dalla lettera senza segno diacritico e una data lettera che la segue, la quale indica che la lettera precedente avrebbe dovuto avere un cappellino o un segno di breve (nel caso della u); di solito la lettera usata per i digrammi è la x, perché non fa parte dell'alfabeto esperanto (sistema "cx") oppure la h, che è esteticamente più gradevole (sistema "ch", che figura peraltro nel Fundamento de Esperanto e fu adottato sin dal primo congresso mondiale dell'esperanto nel 1905 a Boulogne-sur-Mer).
Le lettere dell'esperanto sono per la maggior parte delle lettere di base dell'alfabeto occidentale ad eccezione delle lettere ŝ /ʃ/, ĉ /ʧ/, c /ʦ/, ĵ /ʒ/, ĝ /ʤ/, ŭ /w/, e ĥ /x/. Esiste anche la Nova Help-Alfabeto (NHA), un sistema di scrittura che consiste nella sostituzione di ch, j, kh, y, zh, sh, wa/we/wo, au/eu/ou con ĉ, ĝ, ĥ, j, ĵ, ŝ, ŭa/ŭe/ŭo, aŭ/eŭ/oŭ.
Brevi cenni su grammatica e lessico Per approfondire, vedi la voce 16 regole dell'esperanto. La prima grammatica di Esperanto per gli italiani (1890)Il dottor Zamenhof, poliglotta, creò una grammatica minimale basandosi appunto su lingue etniche parlate quotidianamente, dalle quali ricavò il lessico e le regole di grammatica. Era affascinato dalla povertà di flessione della lingua inglese, che influenzò specie i verbi.
I modi e tempi dei verbi si distinguono esclusivamente dalle desinenze, che non cambiano in base alla persona, ma solo per modo e tempo, senza bisogno di ausiliari per indicare il modo. Questo è stato ottenuto semplificando ulteriormente l'inglese, che però cambia la voce verbale per adattarla alla terza persona singolare, ed usa alcuni ausiliari per cambiare modo verbale e per comporre le forme negativa e interrogativa (do, would, let, shall/will...), anche essi eventualmente adattati alla terza persona. Di conseguenza l'obbligo di indicare il soggetto (a meno che il verbo non sia impersonale: "pluvas" = "piove"). Esiste anche la coniugazione composta, ma si forma logicamente conoscendo il significato dei participi (aggettivi derivati dai verbi) e combinandoli con il verbo essere ("esti"). Non esistono verbi irregolari.
L'articolo è unico (invariato per genere e numero), ed è quello determinativo (la). Se qualcosa è indeterminato, semplicemente non si mette l'articolo.
Il plurale si forma sempre aggiungendo una "-j" alla fine della parola.
Contrariamente alla maggior parte delle lingue esistenti, la marcatura sintattica delle parole è trasparente, e viene data dall'ultima vocale della parola stessa:
muzik-o = musica (sostantivo) muzik-a = musicale (aggettivo) muzik-e = musicalmente (avverbio) muzik-i = far musica (verbo all'infinito) La morfologia è prevalentemente agglutinante:
jun-a = giovane (aggettivo) jun-ul-o = un giovane (sostantivo maschile) jun-ul-in-o = una giovane (sostantivo femminile) jun-ul-aro = gioventù (insieme dei giovani) jun-ec-o = gioventù (giovinezza) I parlanti nativi di lingue indoeuropee troveranno molti riferimenti nel lessico:
Dalle lingue latine: dal latino: abio, facila, sed, tamen, okulo, akvo dal francese: dimanĉo, fermi, ĉe, frapi, ĉevalo dall'italiano: ĉielo, fari Dalle lingue germaniche: dal tedesco: hundo, biero, jaro, monato, nur, vorto dall'inglese: suno, birdo, fiŝo, ŝipo, blua, ofta Dalle lingue slave: dal polacco: barĉo, celo, ĉu, luti, moŝto dal russo: barakti, krom, vosto Dal greco: kaj, biologio, politiko, hepato Dal lituano: du, ju, tuj Tuttavia, l'Esperanto preferisce i calchi ai prestiti: nei suoi primi cento anni di vita il lessico si è arricchito anche di parole provenienti da altre lingue, come il giapponese o il kiswahili. Alcune parole parole provenienti dal giapponese: katano, samurajo e animeo.
Non tutte le parole nell'Esperanto hanno un significato direttamente deducibile da altre lingue. Alcune di esse sono idiomismi nativi dell'Esperanto, nate nell'"Esperantujo", per capriccio di Zamenhof o per naturale evoluzione della lingua tra i parlanti dell'Esperanto:
Edzo = marito Ĝi = esso/a (per indicare cose asessuate, o anche qualcuno il cui sesso è irrilevante/sconosciuto) Kabei = comportarsi come Kabe (Kazimerz Bein): abbandonare l'esperantismo Nifo (ne-identigita flug-objekto) = UFO I limiti della varietà linguistica (la grammatica) vengono fissati da Zamenhof nell'Unua Libro sotto forma di 16 regole. Tutti coloro che escono da queste regole - salvo per quanto riguarda l'aspetto grafemico, cioè l'uso di alfabeti non appartenenti al Fundamento - escono dalla collettività esperantica, e hanno portato a esperanti riformati, di cui oggi sopravvive solo l'Ido.
La morfologia e la sintassi vengono desunte dai primi testi del fondatore e sviluppate dalla comunità dei parlanti, il cui inizio può essere fissato almeno nel primo congresso internazionale, avvenuto a Boulogne-sur-Mer (Francia) nel 1905.
L'ordine delle parole dell'esperanto è piuttosto libero, e dipende in genere dalle origini del parlante o - più in particolare - dall'enfasi che si vuole dare alle componenti di una frase variando l'ordine delle parole, senza comprometterne la sua comprensibilità. Statisticamente, in passato l'ordine usato era prevalentemente romanzo (ordine dei costituenti: SVO) anche se attualmente, come tipico delle lingue germaniche, c'è spesso l'anteposizione del determinato al determinante. Ad esempio, Zamenhof scriveva "lingvo internacia" (ordine A-B, sul modello delle lingue romanze), mentre oggi nella comunità esperantofona si tende più che in passato a dire "internacia lingvo" (ordine B-A, forse per l'aumentare di esperantisti provenienti da Paesi con lingue germaniche).
Il Padre Nostro Come esempio pratico di lingua, ecco una traduzione del "Padre nostro".
« Patro nia, Kiu estas en la ĉielo, sanktigata estu Via nomo. Via regno venu. Via volo fariĝu, kiel en la ĉielo tiel ankaŭ sur la tero. Nian panon ĉiutagan donu al ni hodiaŭ kaj pardonu al ni niajn ŝuldojn, kiel ankaŭ ni pardonas al niaj ŝuldantoj. Kaj ne konduku nin en tenton, sed liberigu nin de la malbono. (Ĉar Via estas la regno kaj la potenco kaj la gloro eterne.) Amen » Comunità esperantista Gli esperantisti sono stati perseguitati sia durante la Seconda Guerra Mondiale da Hitler, che riteneva l'Esperanto la lingua degli ebrei (infatti Zamenhof era ebreo), sia nella Russia di Stalin.
Nel 1954 l'UNESCO, alla sua Conferenza Generale che si tenne a Montevideo, affermò che, considerati i risultati raggiunti dall'Esperanto nel campo degli interscambi intellettuali internazionali e per l'avvicinamento dei popoli del mondo, l'UNESCO riconosce che tali risultati rispondono ai suoi scopi ed ideali. Nella stessa risoluzione, l'UNESCO incarica il Direttore Generale di seguire l'evoluzione dell'utilizzo dell'Esperanto nella scienza, nell'educazione e nella cultura, e, a questo scopo, di collaborare con l'Universala Esperanto-Asocio (la principale associazione che riconosce gli esperantisti - recentemente è emersa la civitas esperantica, in Esperanto esperanta civito, che propone un modello alternativo di organizzazione) negli ambiti che interessano entrambe le associazioni. La cultura originale esperantica, emersa dai congressi internazionali, ha prodotto e produce in tutte le arti: poesia, prosa, teatro, musica e altro.
Dal 1999 al 2006 William Auld, poeta scozzese in Esperanto, è stato candidato al Nobel per la letteratura. A partire dal 2007 il candidato al Nobel per la letteratura è Baldur Ragnarsson, poeta islandese, nominato dall'Associazione degli Scrittori Esperantofoni (Esperantlingva Verkista Asocio).
Nel mondo, esistono specifiche comunità locali che hanno adottato l'esperanto come lingua di comunicazione. Famosa per i suoi scopi umanitari, è la comunità Bona Espero in Brasile.
Allo scopo di sviluppare e diffondere la cultura della lingua, ogni anno viene svolto, in una diversa città mondiale, il congresso internazionale di esperantisti, a cui partecipano solitamente tra i 1.500 e i 2.500 esperantisti dei diversi angoli del pianeta. Nel 2006 tale congresso si è svolto in Italia, a Firenze (91a Universala Kongreso).
Inoltre in Italia, ogni anno, vengono organizzati molti incontri in cui viene utilizzata la lingua esperanto. I più importanti sono il Congresso Italiano di Esperanto ed il Festival Giovanile Internazionale organizzato dalla Gioventù Esperantista Italiana.
Critiche e discussioni L'esperanto è a volte criticato dai non esperantisti o anche dagli stessi esperantisti. Alcune critiche sono contro le lingue ausiliarie internazionali in generale:
Una critica tipica è quella di chi sostiene che "una lingua ausiliaria internazionale non ha cultura." Gli esperantisti spesso rispondono che esiste già una letteratura esperantista e alcune tradizioni nella comunità esperantista; degli esperantisti enfatizzano maggiormente il ruolo dell'esperanto come ponte tra le diverse culture; alcuni hanno combinato queste due insieme per il concetto del ponte tra le culture. Inoltre, una lingua ausiliaria deve facilitare l'incontro tra culture, non necessariamente aggiungerne (nonostante ciò possa accadere). La tolleranza nei confronti delle imperfezioni presenti nelle lingue internazionali è minore rispetto a quella nei confronti delle imperfezioni ed irregolarità - in genere più evidenti - presenti nelle lingue etniche. Poiché nessuna lingua internazionale può essere perfetta, nessuna di queste sarà accettata da tutti indistintamente. Altre critiche riguardano l'esperanto in maniera specifica:
Alcuni, soprattutto i sostenitori delle lingue pianificate naturalizzate, criticano che l'esperanto non sia direttamente conforme alle grandi lingue europee (solitamente essi fanno riferimento soprattutto al latino e alle lingue romanze, o forme romanze in altre lingue). Ad esempio, essi hanno criticato i vocaboli o parole derivate come "malsanulejo" al posto di un più europeo "hospitalo". Una controargomentazione è stata che la modifica verso una maggiore europeizzazione forse avrebbe reso l'esperanto - da un punto di vista lessicale - più facile per gli europei, ma allo stesso tempo più drasticamente difficile per i non europei, i quali avrebbero dovuto imparare molte forme "europee" separatamente invece di ricavarle logicamente dalla radice. D'altro canto, l'esperanto viene spesso criticato perché troppo europeo. Le sue radici (lessicali) e la sua grammatica provengono chiaramente da lingue europee (quelle romanze, slave e germaniche conosciute o studiate da Zamenhof); ciò secondo i critici ne annullerebbe la neutralità. La risposta è che la caratteristica agglutinante dell'esperanto si avvicina più al giapponese, turco o lingue bantu che a molte delle lingue europee. Alcuni criticano l'asimmetria nella formazione del genere in esperanto come sessismo linguistico. Si critica che molte radici hanno origine maschile e sono resi femminili (in esperanto il genere è applicato solo per persone o animali sessuati, per motivi pratici). Quindi le varianti maschili sono usate anche per indicare cose asessuate. La risposta è che l'uso del pronome "ĝi" per le persone il cui sesso è sconosciuto/nascosto e di un prefisso generico per i gruppi misti invece lo rendono più "politicamente corretto". Inoltre, riisti ed iĉisti cercano di sopperire a questa asimmetria dell'esperanto (cioè usare come neutre le radici che prima erano solo maschili, e renderle sessuate con prefissi rispettivamente maschili o femminili, trattando così alla pari i due generi). Si critica la desinenza dell'accusativo "-n". La risposta è che essa è necessaria per dare la grande libertà nell'ordine delle parole tipica di questa lingua, che quindi può anche non seguire l'ordine Soggetto-Verbo-Oggetto senza perdere chiarezza. Infatti, non tutte le lingue seguono quest'ordine (vedi giapponese, ma anche latino per non andare lontani); quindi la lingua è più neutra da questo punto di vista, e l'ordine può essere usato per esprimere l'enfasi, con un tangibile guadagno nelle opere letterarie, tradotte o no. Si criticano i segni diacritici su alcune lettere dell'alfabeto esperanto. La risposta è che 26 lettere non sono sufficienti per rappresentare i 28 fonemi dell'esperanto, così da poter mantere il paradigma: "ad ogni suono una lettera, ad ogni lettera un suono". La difficoltà attuale di alcuni sistemi di scrivere o visualizzare (in macchine più vecchie) sarà superata con il diffondersi della codifica Unicode.
info x principianti: http://www.parracomumangi.altervista.org/ 16 regole esperanto: http://digilander.libero.it/esperantovenezia/lingvo/lingua03.html (fonte: wikipedia) Ke amarezzaAncora una volta l Italia è tornata nelle mani di quell incompetente...e ad essere lo zimbello della Comunita Europea...ke delusione.. ElezioniITALIANI ALLE LEZIONI..io ke sono lontana vorrei, ma nn posso andare...quindi mi affido a voi..e ricordate..ke votare è un nsotro diritto..e visto ke in finale nn è ke ne abbiamo molti...andate tutti! e spero in una scelta corretta... Piccola intervista· 01 - Che ora e': 21.47 · 02 - Nome: Sindel · 03 - Compleanno: 3 ottobre · 07 - Sei innamorato/a? lo ero, e molto anche! · 08 - Ti piaci interiormente? Abbastanza..ma potrei essere migliore · 09 - Hai già amato al punto di piangere per qualcuno? Eh si · 11 - Hai mai avuto una frattura? No! · 12 - Pepsi o coca-cola? Chinotto? · 13 - Ti fidi dei tuoi amici? Di alcuni, ma ho sbagliato tante volte · 14 - Colore preferito per l'intimo ? Nero · 15 - Misura di scarpe: 38 · 16 - Numero preferito: 3 · 17 - Tipo di musica preferita? un pò di tutto, ma specialmente rock · 18 - Doccia o bagno? mi tocca fare la doccia, ma se potessi bagno... · 19 - Cosa odi? La falsita, la solitudine · 20 - Come ti vedi nel futuro? Spero in um lavoro ke mi piace..magari viaggiando…Londra..Madrid…USA… · 21 - Cosa cambieresti nella tua vita? Um po di scelte fatte · 22 - Sei felice? insomma...ma xkè, c è qualcuno ke lo è davvero? · 23 - Proverbio preferito? Carpe diem · 24 - Qual è la prima cosa a cui pensi quando ti svegli? No..dormo ancora um altro po · 25 - Film preferito? Blow · 26 - Se potessi essere qualcun altro chi saresti? Nn saprei próprio.. · 27- Cosa c'è appeso al muro della tua camera? posters, fotografie, disegni, biglietti, mappe · 28 - Cosa c'è sotto il tuo letto? un altro letto (scomodo) · 29 -Posto dove ti piacerebbe andare? New York · 30 - Profumo preferito? Flower by Kenzo · 31 - Timido o estroverso? dipende · 32 - Mare o montagna? Maré d Inverno, montagna d estate Tu che cosa faresti?Ricordati che TU fai la differenza. L'auto ad aria è... volata viaEolo, la vettura che avrebbe fatto a meno della benzina è stata fatta sparire. Perché? VIVIAMO IN UN MONDO DOVE CI VOGLIONO FAR CREDERE CHE IL PETROLIO E' IMPORTANTE QUANTO L'ACQUA QUESTA DEVE DAVVERO FARE IL GIRO DEL MONDO! Guy Negre, ingegnere progettista di motori per Formula 1, che ha lavorato alla Williams per diversi anni, nel 2001 presentava al Motorshow di Bologna una macchina rivoluzionaria: la 'Eolo' (questo il nome originario dato al modello), era una vettura con motore ad aria compressa, costruita interamente in alluminio tubolare,fibra di canapa e resina, leggerissima ed ultraresistente. Capace di fare 100 Km con 0,77 euro, poteva raggiungere una velocità di110 Km/h e funzionare per più di 10 ore consecutive nell'uso urbano. Allo scarico usciva solo aria, ad una temperatura di circa -20°, che veniva utilizzata d'estate per l'impianto di condizionamento. Collegando Eolo ad una normale presa di corrente, nel giro di circa 6 ore il compressore presente all'interno dell'auto riempiva le bombole di aria compressa, che veniva utilizzata poi per il suo funzionamento. Non essendoci camera di scoppio né sollecitazioni termiche o meccaniche la manutenzione era praticamente nulla, paragonabile a quella di una bicicletta. Il prezzo al pubblico doveva essere di circa 18 milioni delle vecchie lire, nel suo allestimento più semplice. Qualcuno l'ha mai vista in Tv? Al Motorshow fece un grande scalpore, tanto che il sito www.eoloauto.it venne subissato di richieste di prenotazione: chi vi scrive fu uno dei tanti a mettersi in lista d'attesa, lo stabilimento era in costruzione, la produzione doveva partire all'inizio del 2002: si trattava di pazientare ancora pochi mesi per essere finalmente liberi dalla schiavitù della benzina, dai rincari continui, dalla puzza insopportabile, dalla sporcizia, dai costi di manutenzione, da tutto un sistema interamente basato sull'autodistruzione di tutti per il profitto di pochi. Insomma l'attesa era grande, tutto sembrava essere pronto, eppure stranamente da un certo momento in poi non si hanno più notizie. Il sito scompare, tanto che ancora oggi l'indirizzo www.eoloauto.it risulta essere in vendita. Questa vettura rivoluzionaria, che, senza aspettare 20 anni per l'idrogeno (che costerà alla fine quanto la benzina e ce lo venderanno sempre le stesse compagnie) avrebbe risolto OGGI un sacco di problemi, scompare senza lasciare traccia. A dire il vero una traccia la lascia, e nemmeno tanto piccola: la traccia è nella testa di tutte le persone che hanno visto, hanno passato parola,hanno usato Internet per far circolare informazioni. Tant'è che anche oggi, se scrivete su Google la parola 'Eolo', nella prima pagina dei risultati trovate diversi riferimenti a questa strana storia. Come stanno oggi le cose, previsioni ed approfondimenti. Il progettista di questo motore rivoluzionario ha stranamente la bocca cucita, quando gli si chiede il perché di questi ritardi continui. I 90 dipendenti assunti in Italia dallo stabilimento produttivo sono attualmente in cassa integrazione senza aver mai costruito neanche un'auto. I dirigenti di Eolo Auto Italia rimandano l'inizio della produzione a data da destinarsi, di anno in anno. Quali considerazioni si possono fare su questa deprimente vicenda? Certamente viene da pensare che le gigantesche corporazioni del petrolio non vogliano un mezzo che renda gli uomini indipendenti. La benzina oggi, l'idrogeno domani, sono comunque entrambi guinzagli molto ben progettati. Una macchina che non abbia quasi bisogno di tagliandi nè di cambi olio,che sia semplice e fatta per durare e che consumi soltanto energia elettrica, non fa guadagnare abbastanza. Quindi deve essere eliminata, nascosta insieme a chissà cos'altro in quei cassetti di cui parlava Beppe Grillo tanti anni fa, nelle scrivanie di qualche ragioniere della Fiat o della Esso, dove non possa far danno ed intaccare la grossa torta che fa grufolare di gioia le grandi compagnie del petrolio e le case costruttrici, senza che 'l'informazione' ufficiale dica mai nulla, presa com'è a scodinzolare mentre divora le briciole sotto al tavolo.... |
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